Ma i cani hanno percezione del tempo?

Articolo di ATTILIO MICONI 9/12/19

Alexandra Horowitz, psicologa del Barnard College di New York City, ci può venire in aiuto. La ricercatrice crede di aver trovato una risposta alla domanda che molti proprietari di cani mi pongono: “Quando esco di casa, il mio cane ha consapevolezza del tempo che trascorre da solo?”.
I cani non misurano il tempo osservando l’orologio, che magari abbiamo sulla parete di casa, questo è certo. Ma hanno un altro tipo di orologio. Una clessidra olfattiva. I nostri compagni a quattro zampe potrebbero stabilire il trascorrere del tempo attraverso i cambiamenti di intensità dell’odore nell’aria. Possono stabilire quanto tempo siamo assenti da casa, annusando l’intensità del nostro odore nell’ambiente. Ed è attraverso questa loro abilità che i cani riescono a stabilire una mappa temporale della nostra assenza. Sembra che abbiano nel loro naso un vero e proprio orologio olfattivo, più passa il tempo più il nostro odore si affievolisce e questa perdita di intensità viene catalogata dal cane come fosse il trascorrere delle ore per noi guardando l’orologio.
A ben pensarci queste considerazioni possono avere spiegazioni anche nella capacità del cane di cercare delle persone scomparse seguendone la pista. Infatti, il cane nel farlo è in grado di percepire l’odore di una persona e orientare la ricerca seguendone la scia man mano che essa aumenta di intensità. Ciò significa, non solo che Fido è in grado di cogliere piccole particelle del nostro odore, ma addirittura è in grado di tracciarne l’intensità di esse con molta accuratezza. Il cane è capace di riconoscere le differenze d’odore tra il più vecchio e il più giovane in base all’intensità di esso anche a distanza di poche decine di passi. Se pensiamo a questa capacità del nostro compagno a quattro zampe, non possiamo non rimanere fortemente affascinati al pensiero della potenza del suo olfatto, che è anche il suo orologio temporale.
Possiamo pensare, con una certa sicurezza di non essere smentiti, che per i cani gli odori più forti sono presumibilmente più nuovi e quindi è trascorso meno tempo da quando siamo passati in quel determinato luogo, mentre quelli più deboli, i più vecchi, sono anche la maggiore distanza temporale del nostro passaggio.
Ciò ci fa comprendere come i cani utilizzano il loro orologio olfattivo. Quando annusano odori in relazione all’intensità che percepiscono determinano quanto tempo è trascorso. Pertanto, è verosimile credere che i cani attraverso il naso possono percepire gli eventi che si sono verificati e sono capaci di catalogarli in intervalli di tempo differente. In questo modo sono in grado di registrare il trascorrere del tempo della nostra assenza attraverso un vero e proprio orologio olfattivo.
Se adesso immaginiamo di portare queste considerazioni nelle nostre abitazioni, possiamo dedurre che dal momento che usciamo dalla porta al nostro rientro, l’intensità del nostro profumo in casa diminuisce di ora in ora, ed è questo l’orologio del cane. È molto probabile che il nostro Fido abbia imparato, attraverso l’esperienza, che quando il tuo odore si è indebolito a un livello specifico è passato un determinato periodo di tempo specifico. In altre parole, la persistenza e l’intensità del nostro odore residuo in casa è ciò che sta determinando il tempo che il nostro cane percepisce di star trascorrendo da solo, e può così anche prevedere quando staremo per arrivare, percependo la quantità residua rimasta che equivale al momento del nostro ritorno dall’ufficio.
Attilio Miconi

Dott. ssa Barbara Gallicchio

Articolo del 4 ottobre 2017

Assorbimento di sostanze indesiderate e relazione con allergie e condizionamenti futuri

Alla fine sta emergendo tutto l’intricato rapporto evolutivo tra funzionamento della parete intestinale tanto come filtro quanto come porta aperta nell’organismo, l’unica attraverso cui passano i nutrienti e anche le sostanze indesiderate.
Guardiamo nello specifico la fase post allattamento, quando il sistema digerente non è ancora perfezionato e diversi sistemi non sono affidabili, oggi sappiamo che:
a) la flora batterica stabilizza tra le 12 e le 22 settimane
b) poche strutture sono mature per interagire con alimenti e microbioma
c) l’orletto a spazzola dei villi non funziona ancora (ridotti enzimi)
d) il pancreas funziona poco (digestione imperfetta di tutti i nutrienti) con i segmenti nucleotidici non perfettamente isolati che innesca l’allerta immunitario cui conseguono allergie
e) poca produzione di bile
f) la peristalsi intestinale è irregolare e alterna periodi di forte stasi che permette la permanenza di sostanze sulla mucosa PERMEABILE

si vede quindi la grande attenzione che dobbiamo mettere nell’alimentazione di questa fase della vita, ad evitare che sostanze innaturali ed estranee, residui chimici, proteine di scarso valore biologico e bassa digeribilità e quant’altro, vengano assimilati a causa di questa speciale permeabilità: la poca cura nel periodo di sviluppo può condizionare le risposte dell’organismo per sempre.
E’ bello vedere che si era nel giusto…

C’E’ BISOGNO DI UNA VISIONE SISTEMICA

Il pensiero sistemico (che significa pensare in termini di relazioni e di schemi) ci rende consapevoli del fatto che le sfide principali del mondo di oggi – energia, economia, cambiamento climatico, disuguaglianze – sono tutte interconnesse e interdipendenti. Sono problemi sistemici che richiedono altrettante soluzioni sistemiche.

Fritjof Capra: C’è bisogno di una visione sistemica della vita e della salute, ne siamo consapevoli  

BUONA LETTURA

I CUCCIOLI PROVANO DOLORE?

ARTICOLO DELLA DOTT.SSA  MARTA BATTI

I pazienti pediatrici (cuccioli e bambini) presentano una immaturità del sistema nervoso. Questo ha indotto per anni medici umani e medici veterinari a pensare che tali pazienti non fossero in grado di provare dolore o che ne provassero “meno” rispetto agli adulti.

In realtà oggi sappiamo che i neonati hanno una maggior espressione dei nocicettori (recettori dolorifici) nonché una immaturità dei meccanismi preposti al controllo inibitorio del dolore stesso.

Questa sottovalutazione del dolore ha provocato uno scarso o nullo utilizzo di adeguati protocolli analgesici nei pazienti pediatrici, con varie conseguenze, tra cui un aumento del tasso di mortalità durante interventi chirurgici fino al 70%! (dati in umana)

La semplice applicazione di protocolli adeguati di gestione del dolore, ha ridotto il tasso di mortalità neonatale del 50%.

Il sistema nervoso, soprattutto nel neonato, è estremamente plastico, ovvero plasmabile. Esperienze di dolore non trattato nel cucciolo possono modificare in modo permanente lo sviluppo del sistema nervoso, contribuendo ad alterare la percezione del dolore nel soggetto adulto, che potrà avere una percezione del dolore elevata anche per pratiche dolorose blande (es: vaccinazioni). È stato dimostrato che addirittura il dolore percepito dalla madre durante la gravidanza può causare alterazioni dello sviluppo neurologico del feto.

Riconoscere e trattare il dolore nei cucciolo è fondamentale per il suo corretto sviluppo neurologico, cognitivo e comportamentale.